Kunstmesse Berlin 2010

Eccoci alla consueta settimana di fiere berlinesi, come sempre armati di buona volontà, doppi calzini e stavolta pure di aspirine, che non sono bastate per farci fare il 100×100 di vernissage, ma siamo arrivati comunque fino in fondo e con nuove scoperte…


Martedì 5 ottobre 2010, ore 19:30 circa.

Kunstsalon

Alter Schlachthof – Landsberger Allee 104, Friedrichshain.

Il vestito non fa il monaco, a volte, ma a volte lo fa e come. Quando la sostanza non è delle più potenti, l’ambiente aiuta, non poco. Estasiata dalla location dell’edizione 2009, non vedevo l’ora di tornare al Humboldt Umspannwerke, e godermi, se non altro, la bellezza decadente delle architetture fabrik berlinesi.

Ma la fabrik non sempre fa il monaco, tanto per sbrodolarmi con i detti: la Alter Schlachthof di Friedrichshain, che da tempo ero curiosa di visitare, dall’esterno appare molto più affascinante che entrando all’interno. Si tratta di uno spazio industriale, ma tranquillamente adattabile alla logica geometrica della centuratio romana: una sterile quadrettatura di stand, tutti più o meno uguali, bianchi, piccoli, razionali, eccessivamente illuminati.

Ripensandoci, devo contraddirmi: il detto è sincero, l’abito non fa il monaco davvero e non basta rivestirsi con i panni della fiera “alta” per esserlo. Il livello generale della manifestazione rimane basso, bassissimo l’allestimento spesso tirato via e giocato al riempimento, caotica la scelta delle gallerie, quasi tradisce la mancanza di una direzione artistica coerente.

Le opere, si sa, spaziano da generi e livelli diversi, essendoci anche artisti che si presentano da soli questo fa si che l’atmosfera si mantenga piuttosto easy e fruibile, senza false modestie ed atteggiamenti da vernissage, nonostante fosse l’inaugurazione, ma continua a rimanere tutto sottotono, la pittura spesso cade nel manifesto o nell’illustrazione tecnica, così la fotografia.

La scultura è come sempre piuttosto assente, ma questa volta lo sono anche il video e l’installazione, forse troppo poco sostenibile, e limitata alla presentazione degli oggetti parte di installazioni, provocatori quanto basta.


Giovedì 7 ottobre 2010, ore 19:00 circa.

Preview Berlin – The Emerging Art Fair

Flughafen Tempelhof – Hangar2.

Columbiadamm 10 Flughafen Tempelhof.

Il vestito fa decisamente il monaco, ma ancora una volta l’ansia dell’artforum make-up invece di migliorare, impoverisce. Anche in questa seconda fiera, il ricordo dell’edizione precedente sminuisce l’impressione dell’attuale, organizzata con il solito assetto geometrico. Lo spazio, è vero, sempre all’interno dell’ex aeroporto, è più grande, sicuramente più ampio, ma la veduta dall’alto dell’Hangar centrale era più spaziosa, e la gestione ad open space con stand tutti aperti a labirinto lasciando spazio ad uniche installazioni voluminose, che vedi prima ancora di renderti conto in che stand sei, era assai meglio.

Ognun nella sua cella, celle tutte uguali, tanto bianco e tante luci, poche, pochissime installazioni e nessuna degna di nota, il livello è sicuramente ad un passo dalla Signora Fiera, ma la noia avanza…

Da piccola facevo un gioco che mi piaceva tanto: invitavo un’amica o andavo io da lei, poi aprivamo tutti i cassetti ed armadietti e tiravamo fuori tutti i peggio ammennicoli e ferri vecchi che nessuno usava più, si faceva una stima a braccio e poi giù dentro un sacchettone dell’immondizia per trasportarli ad un qualche mercatino della domenica dove i nostri genitori ci avrebbero accompagnato a fare il banchino. Ricordo ancora lo sguardo della sorella maggiore della mia amica Chiara, quando, venendola a prendere, se la vide apparire con due sacchettate di roba da caricare in macchina, cosa che naturalmente si rifiutò di fare…un pensiero che mi è sorto dalla presentazione della Galleria Pantaleone, una delle poche installazioni di ampie dimensioni.

Devo dire che l’allestimento degli stand della Preview è spesso pensato finemente, alcuni brillano per pulizia, altri per originalità, spicca comunque sempre un buon feeling tra artista e gallerista, che, come mi fa notare Vincenzo, sembrano perfettamente allineati…

Alcune iconografie topiche ci sono sempre: il maiale borghese in pedana 7, il metal- militar 42, il sadomaso-trash 28, l’osceno-burlesco19, o il porno-affettivo 12,37, i bambini, che spopolano tristi, mesti o traforati 13-25, la minimal per ipovedenti 24, 27, i virtuosismi pittorici, grafici e fotografici 15, 20 e 21, 35. Ho notato, nella gran marea di pittura presente, diversi esempi di sindrome da Dumas (Marlene) 23 -53 , ed un’ossessione per le finestre 17,16 e l’immancabile disegnino stitico sul muro fatto male 26.

Come dicevo per il Kunstsalon, anche qua pochi video e poche installazioni e sculture, una delle più riuscite, l’ultimo stand, 60, l’opera di Tobias Kobch, peccato che anno scorso aveva usato molte più macchinine….


Venerdì 8 ottobre, ore 13:00.

Stroke.03 – Urban Art Fair

Station, Luckenwalderstrasse 4-6, Kreuzberg.

Non contenti delle già numerose fiere da esaurire in 5 giorni, ecco che ne spunta un’altra, più giovane ma azzeccatissima per la città: una fiera d’arte urbana. Cosa di intenda per arte urbana non è facile circoscriverlo, si va da i graffiti riportati su gadget e magliette, ai supereroi dei fumetti, agli skate decorati, ai quadri sui quali vengono riportati soggetti da graffito contemporaneo, foto di graffiti e murale realmente realizzati in spazi urbani, ed una vasta gamma di disegni ed illustrazioni, dal fantasy, all’erotico, all’infantile.

Lo spazio è bello, ampio, molto “giovane”, come piace di dire ad alcuni, tanto che nel complesso c’è il bar lounge, un meganegozio di vestitini usati-griffati, fuori sono allestiti cartoni e pannelli per i writers dal vivo, aprirà anche un mercato bio, insomma, l’atmosfera è gradevole, gli stand non sono moltissimi, quasi tutti berlinesi, ma anche qualche ospite esterno che promette una sicura crescita dell’evento nelle prossime edizioni.


Sabato 9 ottobre 2010, ore 12:00.

Art Forum Berlin – The International Art Show

Messedamm 22, Charlottenbourg.

La Signora Fiera, quando la si conosce già, non la si teme più: al secondo anno di visita, sono preparata e come anno scorso me la prendo larga: 4 ore abbondanti possono bastare. Infatti bastano e ci avanza anche il tempo, entro le 19:00 di visitare l’Abc.

Quest’anno la prima visibile novità è l’eliminazione della zona Focus, che anno scorso era “a parte”, scelta che poteva suonare un po’ antipatica, come se si fossero confinati i lebbrosi.

Nella presente edizione i lebbrosi, i giovani galleristi con meno di sei anni, se stanno belli integrati al centro dei padiglioni 18 e 20, con un assetto logistico non a centuratio romana, ma diagonale rispetto all’asse degli stand navigati. Non solo, ogni galleria selezionata è chiamata ad invitarne una di sua sponte, dunque si crea una catena di gallerie amiche, sempre intrecciate nell’area al centro di tutto.

Rifletto un attimo sulla scelta del centro: parrebbe un’azione coraggiosa, come dire, il core della Signora Fiera sono le nuove proposte che giustamente mettiamo nella posizione di massima visibilità. Questa è una visione, l’altra mi viene suggerita dal ballo del tango, che da tanto non pratico più. Nelle milonghe, è risaputo, le coppie seguono un vortice in senso orario molto veloce e chi balla male o i principianti vengono, di comune accordo, spinti al centro, così non danno noia a chi si muove più rapido e possono fare tranquilli le loro prove al loro ritmo. Sono però sotto l’occhio di tutti, tante volte venisse fuori una ballerina brava male accompagnata o viceversa.

Senza voler cadere in facili metafore, osservo semplicemente che, come me, molti preferiscono, forse per comodità o per memorizzare meglio gli stand visitati, fare prima il giro “largo”, ai bordi, delle gallerie grosse, e poi la puntata all’interno.

Detto ciò, per ovvie ragioni, la fiera è leggermente meno corposa, solo 110 gallerie, dove, per ancor più ovvie ragioni, è possibile spaziare in numerosi generi e livelli.

Altra triste osservazione, finita la giornata, Vincenzo mi chiede cosa mi ha più inorridito e cosa ho apprezzato maggiormente: lisciando sulla prima, la seconda risposta è: un paio di lavori su carta di Serra, davvero belli. Grazie, mi viene risposto, ma questa è arte moderna, io ti chiedevo dei nuovi…

Mi dispiace fare la snob, ma qua non posso che passare alla carrellata di tipologie ed iconografie presenti: deliri geometrici su grandi fogli bianchi alla Jorinde Voigt; il porno politico o ironico, spesso mal volutamente fatto; disegni a lapis 1b- hb a gogo, che fa tanto contemporaneo; molti manufatti in legno: dal planetario di van der Berg a rifacimento dell’uomo di neanderthal in versione chiostro dell’hot-dog di Kati Heck. Per la pittura, si va da esempi di espressionismo pop tipo Jonathan Meese fino alla pittura geometrica, sintetica, optical e minimale; immancabile il falso provocatorio di Bjarne Melggaard, che sente ancora il bisogno di rifarsela con la pittura tradizionale scarabocchiandola di insulti; immancabile anche l’iperrealismo, o meglio virtuosismi veristi alla René Wirths. Ogni tanto noto stand quasi interamente dedicati alla grafica o all’illustrazione, come New Jersey, pochissimi video tra i quali spicca Annika Larsson con un lavoro che mi ricorda il “bevete più latte” di Boccaccio ’70.

Non poche anche le piccole installazioni o assemblaggi di oggetti, spesso in stile grezzo alla hobby and work, con trapani, imballaggi, casse da trasporto oppure il giocattolo, l’ingranaggio fine a se stesso, la maschera ed il teatrino, persino un’auto sotto teca. Mi colpisce, tra le gallerie invitate, un’installazione della Bischoff-Weiss che propone un progetto di stampo di un aquila fatto con l’eis-café e lasciato sciogliere per poi essere ricambiato… the eagle will land e, poco lontano, un enorme distributore di popcorn.

Guardando cosa guardano i visitatori, mi hanno colpito due momenti: un distinto signore di una certa età, intento ad esaminare ogni piega di un lenzuolo dipinto minuziosamente da Dimitris Tzamouranis, il che può anche tornare, ed una ragazzina punk che ammirava un delicatissimo frammento volto in tinte pastello.

Ecco, un lavoro lo ricordo con piacere, una foto di Xavier Salaberria, Faso Pasaia 2010, un mucchio di rifiuti che spicca in un paesaggio urbano.


…ore 16:30.

ABC Berlin

Marshall-Haus – Entrance Hall 19.

Hammarskjöldplatz, Charlottenbourg

Ormai estensione diretta dell’Art Forum, anche fisicamente, visto che è stato collocato “dietro” l’edificio della Signora Fiera, quest’anno l’ABC titola “light camera action”, puntando i riflettori sul video. Giustamente il video, che è poco presente nelle fiere per ovvi motivi di vendita, finalmente ha il suo spazio, pure troppo: ci saranno stati più di 50 video, dai pochi ai molti minuti, fino ad un’ora di proiezioni per un solo lavoro. Dopo 4 ore di Art Forum, spararsi una maratona del genere non è banale. Ovvio che non è pensabile assistere a tutti i video, ma ci provo, anche solo per senso di sfida.

Il piano terra sembra concentrare l’attenzione sul sociale e politico, dal lavoro di Olafsson e Castro sulle lobby, divertente anche se un po’ troppo documentaristico alla ricostruzione degli anni di “happy days” con travestimento tipo Fonzie di Odenbach. Si nota poi, pratica non nuova nel mondo contemporaneo, un fervente uso del vecchio analogico, super otto, diapo-proiezioni, 16 millimetri, mancano solo I fratelli Lumiere e abbiamo fatto la retrocessione tecnica al completo.

Chi usa il digitale, spesso preferisce proiettare su piccoli televisori, tipo 30×30 cm, quelli da cucina di una volta o da campeggio…da quello si passa diretti al plasma…

Il primo piano invece si presenta con una notevole varietà di generi e livelli, anche purtroppo molto bassi. Non ci sono solo video ma anche fotografie e installazioni su diversi temi: da quello erotico a quello sociale, dalle architetture pirotecniche di giradischi e proiettori collegati con inutili complicazioni, a quella sorta di appiccicume di pizzi e merletti e feticci, ben rappresentato da Dineo Seshee Bopape. C’è anche un video, molto costruito e poco spontaneo sulla poeticità dei writers, di NUG, Territorial pissing, un po’ retorico. E poi ce n’è un altro, non del tutto ben fatto, totalmente di effetti ed immagini virtuali: due navette-orologi che si avvicinano, di Weinstein, noioso e scolastico.

Mi ha colpito invece il lavoro di Dominique Gonzalez-Foester, un video con protagonisti i bambini, liberi ed allo stesso tempo prigionieri delle loro divise e dei loro giochi elettronici, in un ambiente asettico e luminoso, senza adulti, senza tempo, o con troppo tempo per poterlo gestire. A guardarli bene, non sono diversi dagli adulti, ma non sembrano a disagio, anzi.


HAU2 (Hebbel am Ufer)

Hallesches Ufer 32.

Doveva esserci una performance alle 21:00, che in realtà era l’introduzione ad un party (a costo extra biglietto) per tiratardi; fa un freddo della madonna e dopo 7 ore di fiera ci arrendiamo dopo un ben meritato indiano…


Domenica 10 ottobre 2010, ore 13:00.

Kunst im Turm

Alte Kindl Brauerei/Neukölln.

Mi dispiace doverlo ammettere, ma rimane sempre l’appuntamento che aspetto di più, quello dove mi fermo volentieri a bere un cappuccino, dove mi dispiace andar via. Sarà per la bellezza delle cisterne a forma di sturalavandini della vecchia birreria, sarà che è a Neukölln, sarà che è davvero ancora ad un livello talmente basso da non ostentare presunzioni ed atteggiamenti fastidiosi presenti in ogni fiera che si rispetti, e quindi, ti fa involontariamente sentire benvenuto. Spero per loro che vendano qualcosa, che gli artisti si rifacciano delle spese, che non speculino sugli affitti degli spazi, che siano davvero sinceri nel presentarsi ad un pubblico forse più di amici e di curiosi che di compratori.

Detto ciò, il livello è quel che è, ma si vedono alcune cose carine e ben fatte, forse un po’ alle prime armi (un po’ troppo) ma non riesco ad avercela con loro: che lavorino di più e si raffinino, ecco il massimo che mi sento di dire.

La presenza schiacciante di dipinti e grafica differenzia l’allestimento del 2009, volto più alle installazioni. Stavolta una di queste occupa la sala di “comando”, ma non è riuscita felicemente, sembra un altarino di feticci e pecca di sincerità. Felice invece l’idea di non riempire a mò di galleria lo spazio delle cisterne ma lasciarlo ad un unico intervento: una fila di oggetti bianchi sospesi che scendono dall’alto delle scale verso il basso: slitte, sedie, scale, carrelli, valigie ed una tv a terra, tutto verniciato di bianco. Si può dire che non brilla per originalità, ma io la trovo poetica e la luce delle due la rende ancora più suggestiva. Nel complesso l’evento è ridotto di dimensioni (cosa che non critico affatto) dell’edizione precedente e purtroppo stonano le ripetizioni, lavori già visti anno scorso caratterizzati da una certa artigianalità. Se è una fiera d’arte, e non del mobile, la differenza dovrebbe stare nelle proposte sempre rinnovate, altrimenti sembrano produzioni industriali, non di ricerca…senza far nomi!

Ho invece apprezzato un lavoro semplice, di Nanako Shikata, un carboncino su grande formato, un paesaggio con un’evidenza su un’area, un segno veloce e sicuro, forse un lavoro accademico, ma ci vedevo una qualche sincerità.


…ore 15:00.

Berliner Liste

Fair for contemporary art and photography.

Staatliche Münze, Molkenmarkt 2, Mitte.

E con questa termina il nostro viaggio all’interno delle kunstmesse.

La Liste la teniamo per ultima pure quest’anno per due motivi: è la più pesante numericamente a livello di stand, la più piatta forse, e poi aspettavamo gli inviti di un amico che sono arrivati troppo tardi…

Prima nota da fare: a differenza di tutte le altre fiere qua ci sono molti artisti da soli, senza galleria, anzi, non vorrei sbagliarmi ma sono più gli standisti artisti che i galleristi.

Che non è cosa da poco, significa che forse c’è un margine di vendita senza obbligo di mediazioni, o che ai collezionisti che comprano l’opera di medio prezzo non piace farsi consigliare ma preferiscono il “fai da te” o che ci sono diversi artisti suicidi pronti a spendere 5.000 euro di stand per farsi vedere.

Sia quello che sia, ci addentriamo negli innumerevoli piccoli (ma davvero piccoli) stand ricavati dalla nuova sede presso lo Staatliche Münze, dietro Alexanderplatz, ottimo come posizione, pessimo come fruibilità. Non oso pensare il fitto che doveva esserci all’inaugurazione, con mancanza d’aria, caldo, e possibili svenimenti.

Questo però permette di vedere il tutto più rapidamente: stand monografici, ognun per artista, uno dopo l’altro, quasi tutta pittura, di vario genere ma tutta comprabile, spesso al limite del kitsch e dell’illustrativo. Le tipologie sono sempre le stesse delle fiere elencate prima, forse c’è più fotografia e davvero nessuna o quasi installazione, ma la pittura ed in parte la scultura attraversano tutti i generi possibili ed immaginabili. Ce n’è per tutti i divani! Anche in questo caso si rischia la copia spinta: la copia dei “maestri”, e la copia di se stessi, infatti ricordo di aver visto anche anno scorso alcuni nomi presenti in questa edizione, tipo Salcedo ed altri.

Poi ci sono i piccoli designers, da chi incolla la pastasciutta sulle scarpe a chi sperimenta fiberglass e resine varie per creare tessuti alternativi. C’è anche un’associazione di fine art photography di Firenze, molto specializzata, con tutta una serie di carte e tipologie di stampa ricercatissime, un po’ fuori luogo in un contesto che mi pare lavori un po’ più “a braccio”. Mi ha colpito positivamente un piccolo stand, di Petra Beeking, con dei lavori ad acquerello ed inchiostro su carta, a due colori, molto semplici, ammetto anche molto classici, ma il tratto lo trovavo espressivo, molto interiorizzato, lasciava evocare delle immagini, ma solo a chi non si lasciava scivolare dal segno liquido e vellutato.

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