Sono passati due mesi dall’inaugurazione del nuovo centro per l’arte contemporanea Punta della Dogana a Venezia. Il centro è stato inaugurato il 4 e 5 giugno 2009. Il 6 giugno è stato aperto per la prima volta al pubblico.
La spazio ospitava diverse opere ma non sembrava eccessivamente grande. In effetti, la biglietteria chiudeva alla 18:00 ma il centro era visitabile fino alle 19:00, quindi calcolavano che una visita media poteva durare soltanto un’ora.
La struttura era suddivisa su due piani più un “belvedere” dove era esposta un’opera in alluminio di Mark Handforth.
I soffitti non erano molto alti e la suddivisione in due piani delle sale appariva forzata e si tirava un respiro di sollievo quando si entrava in una sala, grossomodo centrale, che si presentava come una sorta di cortile con il piano superiore che le girava attorno permettendo, tra l’altro, di vedere i lavori esposti in basso. Peccato che le opere di Rudolf Stingel, esposte in questa sala, non erano adatte ad essere osservate dall’alto.
Al piano superiore, il soffitto troppo basso riusciva addirittura a soffocare gli oli su lino di Mark Grotjahn, di dimensioni piuttosto contenute: opere “ad effetto”, ma per niente spiacevoli.
Nell’insieme in ogni caso lo spazio si presentava molto bene; sarà per la presenza dell’acqua attorno, sarà per la strana forma triangolare della pianta (a punta), oppure perché era stato appena rinnovato, o, perché, una volta tanto, le luci sembravano piazzate con più criterio creando un ambiente confortevole e per nulla asettico.
Non si trattava, effettivamente, del solito impianto industriale rimbiancato, o di uno scatolone costruito ex novo, candido e immacolato dove esporre la Candice di turno.
La ristrutturazione aveva reso lo spazio semplice e confortevole, ma anche elegante e potente come la collezione che accoglieva, un raffinato e aristocratico spaccato sull’arte contemporanea istituzionale.
