aprile 12, 2012 – 8:00 am
È in corso alla Neue Nationalgalerie di Berlino, una grande mostra dedicata a Gerhard Richter dal titolo “Panorama”. La mostra presenta molti quadri, alcune installazioni fatte con lastre di vetro, una grossa stampa digitale, delle composizioni cromatiche a smalto su vetro, una piccola serie di quadri, sempre su vetro, uno specchio e una sfera di metallo. Il lavoro che viene presentato è piuttosto completo e copre un arco di anni sufficientemente ampio, anche a livello stilistico, per poter esplorare a 360 gradi la produzione di Richter.
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Finisce oggi, 9 febbraio 2012, Lunedì dell’Angelo, “You Killed Me First – The Cinema of Transgression”, al KW Institute for Contemporary Art di Berlino. La mostra, allestita nella sala centrale del KW e sui tre piani superiori (il quarto era chiuso), proponeva una ventina di film girati negli anni ’80 e nei primi anni ’90 per la regia e con la partecipazione di Richard Kern, Tessa Huges-Freeland, Nick Zedd, David Wojnarowicz, Tommy Turner, Cassandra Stark, David Rutsala, Phil Zwickler, Lydia Lunch, Lung Leg, e altri. All’entrata e a metà scale, era riproposto anche il celebre “Death Valley ’69″, girato, appunto, da Kern. Nella sala centrale si alternavano, disposti su tre schermi al centro e ai lati, “Nynphomania”, di Huges-Freeland, forse il film più recente di tutta la mostra, “Stray Dogs” di Kern e il bellissimo “Thrust in me” di Kern e Zedd.
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L’Hamburger Banhnof – Museum für Gegenwart – di Berlino, ha aperto ieri, 6 aprile 2012, le porte ad un dialogo tra le opere di Cy Twombly e la scuola di Fointaneblau con la mostra “Cy Twombly & The School of Fointaneblau”, accostando alle tele già presenti nel museo alcuni disegni e incisioni.
Il tema della mostra si dispiegava, e giustificava, con un breve apparato critico trasferito direttamente su una parete in cartongesso all’entrata della sala dedicata a Twombly con delle belle lettere adesive blu.
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A volte mi chiedo, visitando le mostre, le fiere, le biennali, le strade delle grandi città, come mai una cosa come il così detto “dadaismo” sia riuscita a influenzare così tanto gli ultimi cento anni della nostra storia.
Artisti, critici, curatori, gente comune, tutti sono pronti a difendere a spada tratta la più ridicola delle parole: “Dada”!
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febbraio 29, 2012 – 9:11 pm
Pochi giorni fa sono stato all’ospedale a trovare un amico. Ero arrivato con un po’ di anticipo, una guardia all’entrata mi aveva indicato il padiglione: dovevo arrivare in orario per poter parlare con i medici. Entro, probabilmente dalla porta sbagliata, e arrivo all’ascensore che mi avrebbe portato al secondo piano; mi fermo, era davvero troppo presto, e torno indietro per fare due passi all’aperto, nell’attesa.
Mentre ripercorro i corridoi che mi avevano portato davanti all’ascensore, mi accorgo che alle pareti sono appesi dei quadri, molti ritratti di medie dimensioni e alcuni quadri piuttosto grandi e scuri, qualcuno aveva allestito una mostra all’interno dell’ospedale. In effetti uscendo e girando attorno al reparto noto, nella sala d’attesa (ecco da dove dovevo entrare!), dei cartelloni che spiegano tutto e intravedo delle scritte che parlano di “giovani artisti”.
Faccio un giro largo attorno all’edificio e quando mancano dieci minuti alle due torno dentro, ripercorro il corridoio e arrivo di nuovo davanti all’ascensore e stavolta salgo. Alla fine della mia visita, mentre sto uscendo dal reparto, i quadri grandi e scuri che avevo visto prima, attirano di nuovo la mia attenzione.
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gennaio 9, 2012 – 1:08 pm
Non tutte le immagini sono uguali.
Esistono, per esempio, le lettere, i caratteri alfabetici, che sono immagini che servono per scrivere; esistono i ritratti, che sono immagini che servono per ricordarsi di una persona; esistono le illustrazioni che sono immagini che servono per descrivere qualcosa che non può essere descritto altrettanto bene con le parole; esistono, infine, le opere d’arte che possono essere immagini (non sempre lo sono), la cui funzione è dibattuta.
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dicembre 17, 2011 – 1:51 pm
Quando pensiamo al mimetismo, in genere, ci viene in mente qualcosa che si nasconde camuffandosi con l’ambiente circostante: un soldato che scruta il nemico senza farsi vedere, un insetto stecco immobile su una pianta pronto a saltare via.
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dicembre 9, 2011 – 1:00 am
L”VIII Biennale Internazionale Arte Contemporanea di Firenze” proponeva, in questa edizione, una grande quantità di opere pittoriche: quadri, anche relativamente classici per la tecnica e per i soggetti.
Si spaziava dall’astratto, magari materico, fino all’omaggio, più o meno velato, a qualche maestro delle Avanguardie. Un americano si spingeva più indietro e con tocchi da impressionista immortalava l’angolo di una città, forse Venezia. Qualcuno aveva ritratto Dürer, alla maniera di Dürer, e altri Leonardo, alla maniera di Leonardo. Delle grandi fotografie (?) ricordavano nature morte fiamminghe. I più arditi cercavano di andare oltre il confine geometrico del quadro, oppure oltre la sua superficie, appiccicando oggetti tridimensionali, magari opportunamente verniciati per integrarsi nel dipinto in maniera ammiccante. Quelli più votati all’icona riportavano con tocchi di pennello misurati e una conoscenza anatomica più o meno sofisticata, immagini che ricordavano l’estetica pubblicitaria della moda.
Un’ora era più che sufficiente per farsi una visione d’insieme, del resto in un contesto del genere, con così tante opere, non è facile entrare nello specifico e avere il tempo e lo spazio per osservare con calma.
Tuttavia l’atmosfera l’assimili rapidamente.
L’impatto iniziale alla fine della visita si era confermato, e allo stesso tempo mi aveva aperto una visione totalmente inaspettata.
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dicembre 7, 2011 – 7:32 pm
ILLUMInazioni – Biennale di Venezia 7-8-9 Ottobre 2011
Per una volta decidiamo di fare le cose all’inverso: cominciare la nostra visita della Biennale dall’Arsenale anziché dai Giardini. Confesso che l’abbassamento drastico di temperatura ed il diluvio, che ci ha sorpreso di prima mattina a Mestre, ha influenzato la nostra decisione, ma volevamo anche tenerci i padiglioni nazionali per ultimi. Tant’è che anche la visita ai Giardini, sabato, l’abbiamo cominciata dal Padiglione Centrale.
La domanda può essere: ha ancora senso, e sopratutto, è cosa buona, in questo momento storico, esporre l’arte per nazionalità?
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settembre 12, 2011 – 1:05 pm
BERLINO – La fiera d’arte “abc – art berlin contemporary” è stata inaugurata il 7 settembre 2011 nella Postbanhof am Gleisdreieck a Berlino. La Postbanhof è un edificio piuttosto grande costituito da una serie di capannoni e un ampio cortile esterno: si trova a Kreuzberg nei pressi, appunto, della U-Bahn Gleisdreieck in Luckenwalderstrasse. L’accesso per il pubblico è iniziato intorno alle sei di sera. Il biglietto per entrare costava venti euro, cosa piuttosto inusuale perché normalmente, durante un evento del genere, l’inaugurazione, anche per il pubblico senza invito, è gratuita. In ogni caso, il prezzo non ha scoraggiato molte persone e l’accesso è stato considerevole, solo in alcuni momenti la Postbahnof proprio a causa delle sue dimensioni, nonostante la quantità di persone presenti, poteva dare l’impressione che la fiera non aveva avuto molta affluenza. Ovviamente era solo un’illusione.
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